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I benefici dell’attività agricola

Nella Scuola di Ogongo abbiamo deciso di lanciare l’attività agricoltura per 3 motivi:
1) sensibilizzare i ragazzi sui benefici dell’attività agricola
2) fornirgli competenze pratiche in agraria
3) migliorare la loro alimentazione

Le attività sono già iniziate e con essi i training di sensibilizzazione all’agricoltura!
Ecco cosa ci scrive il nostro corrispondente Roger.

“Nel mio primo incontro e training con il Club agricoltura ho voluto spiegare ai ragazzi i benefici di un’alimentazione ricca di verdure, i loro aspetti nutrizionali e come le vitamine di frutta e verdura facciano bene a diverse parti del nostro corpo.
Abbiamo poi parlato del programma del progetto ed elaborato un piano per il resto dell’anno. Ho spiegato ai ragazzi i principi della lotta integrata ai parassiti e come sia possibile coltivare verdure senza bisogno di ricorrere a grandi quantità di pesticidi e prodotti chimici.

Nella mia prossima visita alla scuola porterò loro un poster sulla lotta integrata ai parassiti e farò un corso più specifico su questi temi che prevederà anche una sessione pratica. Al termine di questo percorso di formazione consegnerò loro una serie di poster laminati a riassunto del corso.
Insieme li esporremo nella stanza del Club agricoltura in modo che i ragazzi, e un domani i loro figli, ricordino sempre i benefici di frutta e verdura!

regali

Regali e saluti

Per proseguire quanto iniziato durante i momenti di Sharing & Learning Language Skills – e anche perché ero consapevole che per forza di cose questi sarebbero alla fine terminati – mi sono ripromessa che al mio primo rientro in Italia avrei cercato qualche risorsa da portare a Samuel, Ater e ai ragazzi Dinka che in un modo o in un altro partecipano alla vita del compound CEFA in Rumbek, affinché potessero portare avanti da soli l’apprendimento della lingua Italiana e il rafforzamento di quella Inglese.

In Italia, ho cercato tra le mie risorse personali e nelle varie librerie Milanesi e dopo un po’ di ricerca ho finalmente trovato una parte di quello che cercavo!

Poi, quando sono rientrata in Sud Sudan con Luciano, anche se c’era tanto lavoro da portare a termine e i tempi erano davvero stretti ho chiesto di avere un momento da sola con i ragazzi per dare loro questi piccoli regali. Ho chiesto di essere da sola perché questo, in realtà, è qualcosa che ho fatto come singolo essere umano, non insieme con altri e non in nome del CEFA ma semplicemente come Barbara.

I ragazzi lavorano a turni e dati i loro impegni al di fuori del CEFA, non è mai facile raggrupparli ma grazie all’aiuto di Samuel, e alla loro disponibilità, questo è stato possibile. Ci siamo incontrati durante l’ora di pranzo nel cortile del compound CEFA di fianco alla guardiola, dove spesso abbiamo avuto modo di chiacchierare, discutere e così di conoscerci un pochino reciprocamente. Pian piano sono arrivati tutti e quando non mancava più nessuno ho spiegato loro che dovevano considerare questi miei piccoli pensieri come una spinta a non fermare mai la curiosità, uno stimolo verso la continua conoscenza e una piccolissima risposta al loro desiderio di apprendimento e rafforzamento delle lingue. Ho anche detto loro che quale singolo individuo non potevo fare molto ma che, conoscendo la difficoltà che ognuno di loro incontra nell’appagare quella volontà di migliorarsi per via della realtà in cui vivono che spesso non offre risorse e mezzi, sentivo il bisogno di donare loro anche solo una piccola risorsa in più. Ho però chiesto a ognuno di loro che queste risorse fossero considerate un bene comune, quindi, da tenere nella guardiola del compound CEFA affinché fossero a disposizione e utilizzati da ognuno di loro nei propri turni di lavoro. E sorridendo gli ho detto che ora non avrebbero più avuto modo di annoiarsi durante le lunghe ore in solitaria di guardia perché, se lo desideravano, era Time for self-training on languages!

Poi, ho dato loro i miei regali. Tra questi Complete Italian (Learn Italian with Teach Yourself) che è un corso in Inglese per imparare la lingua Italiana articolato in un libro e due CD, che ho unito a un mio vecchio lettore CD con cuffie auricolari; e poi, anche diversi libricini in Inglese per praticare e migliorare appunto la lingua Inglese attraverso il gioco (parole crociate, cruci puzzle, etc.) e anche per passare il tempo in modo costruttivo.

Prima di terminare l’incontro, mi sono appellata a John e Peter chiedendo loro di affiancare chi aveva più difficoltà con le lingue. Sì, perché John e Peter, in realtà, sono giovani insegnanti; il loro lavoro di guardie presso il compound di CEFA è un secondo lavoro che gli è necessario per incrementare l’irrisorio salario da insegnante e così sopravvivere. John, come molti giovani sud sudanesi è orfano di entrambi i genitori e, generalmente, lavora come nel compound nei fine settimana; fa il turno di guardia diurno e spesso lo puoi trovare seduto all’ombra fuori dalla guardiola mentre legge, studia oppure prepara le lezioni per le sue classi. Peter – forse il più “Dinka” tra tutti, apparentemente molto duro, certamente molto fiero e tra i più coscienziosi – fa spesso il turno di guardia notturno e non è insolito trovarlo a correggere i compiti dei suoi alunni nelle prime ore del suo turno mentre più tardi ti può capitare d’incontrarlo in compagnia di arco e frecce, suoi fedeli compagni di protezione per se stesso e per chi vive nel compound.

Samuel, Ater, Peter, John, Santino, nessuno di loro mi aveva chiesto nulla e nessuno di loro si aspettava nulla, per questo, forse, tutti loro hanno accolto questi miei piccoli pensieri con sorpresa ed entusiasmo. Nessun salto di gioia, nessun abbraccio, ma un entusiasmo tacitamente espresso che ho letto nei lori occhi più che nelle loro parole e nei gesti. E ancor di più nei giorni successivi, quando ho colto ognuno di loro in tempi e modi differenti utilizzare avidamente queste nuove risorse e anche quando Peter mi ha detto che quei piccoli libricini in Inglese l’avrebbero sicuramente aiutato anche nel suo lavoro d’insegnante.

Questa è stata la mia ultima visita in Sud Sudan. Ora a distanza di settimane ho la conferma che non potrò tornare e conservo gelosamente questi ricordi perché resteranno per me il mio ultimo saluto al progetto. Mi dispiace non poter tornare a Rumbek, non poter “stressare” Samuel, Ater, Peter, John e Santino con nuovi training e nuove sfide… ma sono felice e soddisfatta per quello che siamo riusciti a fare in questo anno insieme. Siamo cresciuti tanto, abbiamo imparato a lavorare in squadra e so che continueranno su questa strada. E poi ci sentiremo a distanza e non mi stancherò mai di fare domande e insistere sui temi che più mi stanno a cuore: formazione, collaborazione, team building, piccole conquiste personali…

Barbara