Che cos’ è lo sviluppo sostenibile?
Da un po’ di tempo mi chiedono di scrivere cosa penso della Sostenibilità, in riferimento al nostro progetto.
Se volessimo dare una definizione, “Sostenibile” è tutto ciò che può essere supportato, che non risulta troppo pesante per il contesto in cui viene applicato. Sul web, associato al sostantivo “sviluppo”, assume l’accezione di “crescita economica che soddisfa i bisogni della popolazione senza distruggere il patrimonio naturale ed esaurire le risorse disponibili”.
Personalmente quando parlo di sostenibilità mi riferisco a un concetto che include talmente tante variabili che potrebbe essere inteso solo se pensato in senso olistico. In pratica parlo di un’idea che si basa su una visione e percezione generale, complessiva, non divisibile né scomponibile in più parti (popolazione, ambiente, risorse…).
Ma cerchiamo di attenerci al progetto per cui stiamo lavorando, facendo alcuni esempi, anche banali, di estrema quotidianità per chi lavora sul campo. Premetto che per ovvie necessità un progetto di sviluppo deve darsi degli obiettivi misurabili e quantificabili. Ad ogni modo, lavorare limitandosi al mero raggiungimento di tali punti, non potrebbe dirsi ricercare la Sostenibilità.
Come potremmo noi cooperanti limitarci a fare di alcune attività, i nostri obiettivi unici, sebbene dall’analisi dei problemi e dei bisogni abbiamo individuato in essi un modo per contribuire strutturalmente alla risposta ad alcune necessità locali? L’interazione delle variabili biologiche, umane e culturali, disegna scenari assai più complessi di quelli delineati da valutazioni scientifiche ponderabili.
Se ci guardiamo intorno, vediamo che le regole basilari dell’igiene vengono spesso – soprattutto da e per i bambini – disattese. Oppure c’imbattiamo ogni istante nel problema energetico per cui la gente è costretta a disboscare, poi decespugliare, poi raccogliere quanto rimasto dal disboscamento e poi dal decespugliamento e poi… chissà! Tutto ciò per poter coltivare e successivamente cucinare qualcosa di duro, insapore ed estremamente povero in qualità organolettiche giusto per riempire la pancia.
Se uno avesse sotto gli occhi solo gli obiettivi dichiarati, quei sacrosanti diritti, che lottiamo per affermare e raggiungere attraverso il progetto, avrebbe solo una parziale quindi erronea idea dello Sviluppo Sostenibile. Nel nostro caso, il latte è un diritto come le uova, così come una dieta ricca e variata, ci diciamo. Ma come possiamo pensare di dare da bere alla capra l’acqua del pozzo, perché produca latte, quando poi il bimbo raccoglie quella melmosa e putrida delle pozze per dissetarsi?
Ma, al contempo, che senso ha portare i tank per la raccolta dell’acqua piovana (e quindi garantire l’accesso all’acqua potabile) se per fare in fretta con la consegna, si assolda l’unico camion del posto che per il trasporto urgente chiede a noi dieci volte il prezzo abituale? Quel camion che grazie al progetto dei “bianchi” (wazungu ci chiamano) si può fare i soldi che avrebbe guadagnato in un mese con un solo viaggio, smettendo così di lavorare coi locali e lasciando a bocca asciutta la gente che dipende dalle verdure provenienti da altre aree e che permettono di mantenere a livelli abbordabili i prezzi sul mercato. In questo banalissimo esempio, si evidenzia come, per affrettarsi a garantire il “diritto all’acqua”, si priverebbe, senza volerlo, altra gente del “diritto al cibo”!!!
Noi come CEFA non crediamo in questa modalità di intervento. Quando la nostra organizzazione ha bisogno di un servizio di trasporto contratta sempre il prezzo perché questo rimanga calmierato e perché il trasporto rimanga sempre a disposizione anche e soprattutto della comunità locale. Questo significa che spesso i tempi si allungano, le attese si fanno lunghissime, senza contare l’impegno umano e professionale che questo tipo di lavoro comporta. Ma noi come CEFA crediamo che il modo in cui le cose vengono realizzate abbia un’importanza vitale e che sia quello che fa la differenza.
A volte si sentono persone che si riempiono la bocca dicendo di aver distribuito, piantato, donato… ma se poi si vanno ad analizzare queste azioni nel dettaglio si scopre che sono fini a loro stesse. È da qui che nascono le decine di donazioni e materiali che giacciono nel dimenticatoio perché mai usati e ormai inutilizzabili.
To be continued…
Giulio




Un commento a "Che cos’ è lo sviluppo sostenibile?"
infatti, è proprio come ha scritto Giulio. Molti interventi se sono fatti fini a se stessi, alla fine…… sono soldi spesi inutilmente e male. Come quel tale che -invece di inviare attrezzi agricoli usabili con animali- ha inviato macchine che al primo guasto, sono rimaste lì intulizzate!
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